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Cosa è cambiato a cento anni dalla Grande Guerra?


Il 28 luglio 1914, con la dichiarazione di guerra dell'Impero austro-ungarico al Regno di Serbia, iniziò ufficialmente quella che fu una fra le guerre più violente della storia. Una guerra che sconvolse e modificò radicalmente l’assetto geopolitico dell’Europa. Una guerra che cambiò definitivamente il significato di conflitto armato, coinvolgendo in maniera massiccia civili e città e portando al primo vero sterminio di massa (quello armeno). Una guerra che sfuggì al controllo della storia e che portò solo morte e distruzione, annientando anche quelli che alla fine la guerra l’avevano voluta. Una guerra che all’epoca sembrava impossibile ma che, grazie alla fermentazione dei vari nazionalismi, portarono un giovane diciannovenne serbo ad assassinare l’arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este il 28 giugno del 1914. Il giovane serbo, poco più di un ragazzo che con molta probabilità non aveva capito bene quello che stava per fare e che non si immaginava minimamente le conseguenze del suo folle gesto, lì per lì esitò, ma poi travolto dagli eventi e dagli animi violenti, trovatosi lì di fronte a quello che reputava il suo "nemico", sparò innescando così una miccia che fece esplodere le polveriere nazionaliste che covavano sotto l’Europa.
Ma a cento anni dallo scoppio della Grande Guerra cosa è veramente cambiato in Europa e nel mondo? Abbiamo veramente imparato ad affrontare in maniera sensata i venti violenti che fomentano il nazionalismo e l’estremismo politico e religioso?
Se si dà un rapido sguardo introno a noi, neanche troppo approfondito, si scopre che l’Europa è circondata da conflitti e da tensioni. Siria, Iraq, Terra Santa e Libia sono solo alcuni degli scenari di tensione che rischiano di destabilizzare l’intero assetto mondiale. Scenari gestiti, se non pessimamente, sicuramente in maniera miope sia dai diretti interessati che dal resto del mondo. Conflitti che hanno generato più di 51 milioni di profughi in tutto il mondo (una popolazione come quella italiana) per non parlare delle centinaia di migliaia di morti per lo più bambini.
Ma senza scomodare il resto del mondo, proprio in piena Europa in questi mesi si sta consumando un conflitto, quello fra Ucraina e Russia, che potrebbe sfuggire alla storia con conseguenze gravissime.
Una crisi gestita malissimo dalle Nazioni Unite e dall’Europa in primis, che rischia di degenerare sempre di più. Campanelli d’allarme, come lo sconfinamento dei soldati Russi nei confini ucraini, o come la notizia di questa mattina di un possibile intervento armato da parte della Nato con conseguente risposta da parte della Russia che, se trascurati, possono portare ad accendere una miccia che rischia di far esplodere l’Europa ed il mondo intero come cento anni fa.
Per questo l’unica soluzione possibile a questa escalation di tensioni e di violenze non è un intervento armato, che rischia solo di alimentare sempre di più i focolai nazionalistici (come si è già sperimentato in tante parti del mondo), ma rivedere nel profondo il modo di affrontare questi conflitti per cercare la pace, quella vera, ricordandosi che non si è più solo degli individui singoli ma che ormai si fa parte di un sistema globale.
Veramente “La Pace è il futuro”.  
Diego Romeo

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