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Pena di morte: condanne ed esecuzioni nel 2015

Puntualmente Amnesty International ha presentato i dati mondiali sull’uso della pena di morte. I dati del 2015 necessitano una lettura attenta perché presentano  tendenze e sviluppi fortemente contrastanti. Da un lato, quattro paesi hanno abolito la pena di morte (Repubblica del Congo, Figi, Madagascar e Suriname), rafforzando l’andamento verso l’abolizione globale a lungo termine. Tuttavia, il numero di esecuzioni durante l’anno è aumentato più del 50% rispetto al 2014 e rappresenta il più alto numero di esecuzioni dal 1989. E’ un dato che non considera la Cina, dove i dati sull’uso della pena capitale continuano a essere classificati come segreto di stato. L’applicazione della morte continua ad essere una questione principalmente asiatica. Infatti, di tutte le esecuzioni rilevate, l’89% è avvenuto in soli tre paesi: Arabia Saudita, Iran e Pakistan. In Arabia Saudita e Iran, il numero di esecuzioni registrate da Amnesty International è aumentato, rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 76% e del 31%. Più di 320 persone sono state messe a morte in Pakistan nel 2015. Questo rappresenta il più elevato numero di esecuzioni che Amnesty International ha mai rilevato in questo paese in un solo anno, e fa seguito alla revoca della moratoria di sei anni sulle esecuzioni del 17 dicembre 2014.

Si è avuto un significativo aumento delle esecuzioni in Egitto e Somalia. Ciad e Oman hanno ripreso ad eseguire. Lo stesso è avvenuto in Bangladesh, India, Indonesia e Sudan del Sud, dove nessuna esecuzione era stata riportata nel 2014, benché tutti avessero messo a morte persone nel 2013. Tre paesi che avevano usato la pena capitale nel 2014, Bielorussia, Guinea Equatoriale, Palestina (Stato di), non hanno eseguito sentenze capitali nel 2015.

Nel 2015 sono state condannate a morte almeno 1.998 persone in 61 paesi . Si tratta di un dato significativamente più basso di quello degli anni precedenti, in particolare se confrontato con quello del 2014, quando si registrò la cifra record di 2.466 condanne a morte. In alcuni paesi come Camerun, Ghana, Indonesia, Iraq, Libano, Kuwait, Sierra Leone, Palestina (Stato di) e Tunisia, Amnesty International ha registrato un preoccupante aumento nel numero di condanne a morte, spesso per reati di terrorismo o connessi al consumo e allo spaccio di sostanze stupefacenti. Alla fine del 2015, almeno 20.292 persone erano detenute nei bracci della morte in tutto il mondo.

Si segnalano commutazioni o provvedimenti di grazia in 34 paesi: Afghanistan, Arabia Saudita, Bahrein, Bangladesh, Belize, Cina, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Ghana, Giamaica, India, Indonesia, Iran, Kuwait, Liberia, Malawi, Mali, Malesia, Maldive, Mongolia, Nigeria, Pakistan, Qatar, Repubblica Democratica del Congo, Singapore, Sri Lanka, Stati Uniti d’America, Swaziland, Taiwan, Thailandia, Trinidad e Tobago, Vietnam, Zambia e Zimbabwe. Amnesty International ha registrato 71 proscioglimenti di detenuti condannati a morte in sei paesi: Cina (1), Egitto (1), Nigeria (41), Pakistan (almeno 21), Stati Uniti d’America (6) e Taiwan (1).

Nel 2015, il numero totale di paesi abolizionisti per tutti i reati ha raggiunto quota 102. Anche altri paesi hanno fatto registrare progressi: a dicembre la Mongolia ha approvato un nuovo codice penale che entrerà in vigore a settembre 2016 abolendo la pena di morte per tutti i reati; il governatore della Pennsylvania ha istituito una moratoria sulle esecuzioni a febbraio; Cina e Vietnam hanno ridotto il numero di crimini punibili con la pena capitale; e la Malesia ha annunciato riforme per rivedere le leggi riguardanti la pena di morte con mandato obbligatorio. Burkina Faso, Corea del Sud, Guinea e Kenya hanno preso in esame leggi mirate all’abolizione.

E’ opportuno ricordare che nel 1977  erano solo 16 gli stati che avevano abrogato completamente la pena capitale. Oggi la maggioranza dei paesi al mondo è abolizionista totale, e molti altri paesi (oltre 30) non eseguono condanne a morte da più di dieci anni, oppure hanno dato chiara indicazione che si stanno muovendo verso l’abolizione totale.


Antonio Salvati

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